Quando si parla di diossina bisogna aver chiaro che questo termine non è usato per indicare un preciso composto, ma una famiglia di composti chimici (135 molecole diverse, dette congeneri o cogeneri). Il nome si riferisce alla struttura di base: due atomi di ossigeno che uniscono due anelli benzenici. Le diossine di per sé non rivestono alcuna utilità pratica, e non sono mai state un prodotto industriale, ma si formano come risultato involontario di numerosi processi industriali.
Diossina è il nome comune usato per indicare le dibenzo-p-diossine ed i dibenzofurani (PCDD e PCDF) sostanze reperibili pressoché ovunque nell'ambiente (dal tessuto adiposo di un animale, al terriccio di una foresta) ed estremamente resistenti alla degradazione chimica e biologica, ragion per cui sopravvivono per decine di anni nell'ambiente e si possono accumulare nella catena alimentare umana e animale. Sebbene esistano diversi cogeneri, il più noto e studiato per la sua tossicità è la “2,3,7,8 tetraclorodibenzoparadiossina” (2,3,7,8 TCDD), una sostanza solida inodore che rappresenta anche lo standard per la definizione del grado di tossicità di altre diossine.
Tra i testi in rete si legge talvolta che "dai documenti ufficiali Europei risulta che in Italia il 64% delle diossine è prodotto dagli impianti di incenerimento".
TRM desidera dare un contributo al dibattito sull'argomento apportando alcuni dati e formulando alcune riflessioni.
Anche se raramente viene citata la fonte a cui si riferiscono i dati riportati, si suppone che il valore fornito (64%) sia stato tratto dalla seguente pubblicazione: 'The European Dioxin Emission Inventory Stage II, Volume 3, Assessment of dioxin emissions until 2005' (http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf) prodotto nel 2005 dalla North Rhine Westphalia State Environment Agency per conto della Direzione Ambiente della Commissione Europea.
Il valore citato (64%) è presumibilmente calcolato utilizzando valori risalenti al 1995 (nella tabella a pagina 69 del documento) e quindi riconducibili ad impianti di incenerimento (urbani, sanitari, industriali) dotati di sistemi di abbattimento delle diossine sensibilmente meno efficaci di quelli utilizzati dai termovalorizzatori di ultima generazione. Secondo i valori di previsione al 2010 della stessa tabella si può inoltre constatare come la percentuale di diossine prodotte dagli impianti di incenerimento in Italia scenda al 13,4%.
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