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È un impianto a tecnologia complessa che permette di ottenere dal rifiuto, tramite un processo di combustione, calore ed energia.
Con la termovalorizzazione del rifiuto è possibile non solo ridurne fortemente il volume, ma anche produrre energia termica ed elettrica con conseguente risparmio di risorse naturali.
Un termovalorizzatore è costituito da 3 sezioni principali: il forno per la combustione del rifiuto; la caldaia per il recupero del calore presente nei fumi di combustione; il sistema di depurazione dei fumi.
Perchè l'impianto non ha solo lo scopo di smaltire i rifiuti, ma anche quello di ricavare energia elettrica e termica dalla loro combustione, recuperando almeno una parte significativa del loro contenuto energetico.
Stimiamo di poter fornire riscaldamento a circa 14.000 case medie e luce a circa 150.000 famiglie medie.
No.
L'impianto è stato progettato per termovalorizzare il residuo di una raccolta differenziata almeno del 50%. I termovalorizzatori e la raccolta differenziata fanno parte di uno stesso programma integrato di gestione dei rifiuti e sono pertanto complementari, non opposti.
L'impianto sorgerà in zona Gerbido nel Comune di Torino. La scelta del sito è stata fatta in seguito ad un accurato studio di microlocalizzazione condotto dalla Provincia di Torino che ha messo a confronto diversi siti potenzialmente idonei.
La Regione Piemonte ha delegato alle Province il compito di autorizzare la costruzione ed l'esercizio degli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti, ai sensi degli articoli 27 e 28 del Decreto Legislativo 22/97 (Decreto Ronchi).
L'impianto di termovalorizzazione riceverà il rifiuto residuo dalla raccolta differenziata (quello che oggi viene conferito in discarica) prodotto dai cittadini della Provincia di Torino.
Smaltirà i rifiuti solidi urbani prodotti nella zona Sud della Provincia di Torino compresi gli scarti degli impianti di selezione dei rifiuti, gli scarti derivanti dal processo di recupero dei materiali da raccolta differenziata, gli scarti dell'impianto di compostaggio della frazione organica da raccolta differenziata.
Non smaltirà rifiuti pericolosi o tossici.
L'impianto è stato progettato per smaltire 421.000 tonnellate di rifiuti all'anno, che corrisponde ai residui di una raccolta differenziata almeno del 50%. Si tratta di una taglia medio/alta che garantisce l'affidabilità dei sistemi di controllo e di abbattimento degli inquinanti.
Come tutti gli impianti di combustione, a cominciare dalle automobili fino agli impianti industriali, non si può evitare l'emissione di inquinanti nell'aria.
Si consideri tuttavia che stime dell'Agenzia per l'Ambiente inglese suggeriscono che durante i festeggiamenti per il Millennio a Londra le emissioni di diossina generate da 35 tonnellate di fuochi d'artificio equivalgono a quelle che produrrebbe in 120 anni l'inceneritore londinese (Fonte: Environment Agency 2000).
Il problema è valutare la quantità e qualità dell'inquinamento prodotto dall'impianto: la progettazione è stata condotta seguendo due concetti fondamentali - minimo impatto ambientale e massima affidabilità.
Nel bilancio complessivo infine bisogna anche tenere conto degli impatti evitati dall'entrata in funzione dell'impianto: il teleriscaldamento consente lo spegnimento di numerose caldaie, la produzione di energia elettrica permette il risparmio di combustibili fossili, l'abbandono del conferimento in discarica riduce le emissioni di gas serra.
L'impianto produrrà residui solidi: scorie, ceneri e polveri. Non produrrà rifiuti liquidi.
Per ogni tonnellata di rifiuti termovalorizzati si produrranno circa 200-250 kg di scorie non pericolose e circa 30-50 kg di ceneri volanti; scorie e ceneri occupano 1/10 del volume dei rifiuti conferiti nell'impianto.
Le scorie sono le sostanze non combustibili presenti nei rifiuti (ad esempio minerali, metalli, vetro) che non vengono bruciate; verranno raffreddate in acqua e potranno poi essere inviate in una discarica per rifiuti non pericolosi oppure recuperate come materiale inerte da costruzione o sottofondo stradale.
Le ceneri e le polveri sono particelle fini e volatili che vengono trasportate dai fumi di combustione e trattenute dall'impianto di abbattimento dei fumi. Queste ceneri possono contenere sostanze tossiche e per questo verranno trattate mediante un processo d'inertizzazione.
Tutti i dati relativi al funzionamento dell'impianto verranno costantemente controllati, così come le emissioni al camino. I controlli eseguiti serviranno per la regolazione dell'impianto e l'ottimizzazione del funzionamento riducendo così le emissioni al minimo e controllando che siano sempre al di sotto dei limiti stabiliti per legge.
La diossina che verrà emessa dall'impianto è in quantità estremamente ridotte: ciò sarà ottenuto tramite il controllo della combustione (per evitarne la formazione e distruggere quella già presente nei rifiuti che si bruciano) e l'adozione di sistemi di abbattimento dedicati.
In passato la termovalorizzazione dei rifiuti ha sicuramente contribuito in maniera notevole alla presenza di diossina nell'ambiente a causa delle tecnologie di controllo della combustione e della linea fumi non adeguate. Allo stato attuale, considerando la diffusione di sistemi di controllo avanzati e l'ampio rispetto del limite di legge, si è ridotto significativamente il ruolo della fonte inceneritore rispetto ad altre attività che producono diossina.
Un impianto moderno dotato di una sofisticata linea fumi è di fatto un distruttore di diossina: quella che esce al camino è circa qualche millesimo rispetto a quella che entra con i rifiuti.
L'impatto sulla salute umana dei moderni impianti di termovalorizzazione è trascurabile rispetto ai rischi che i cittadini accettano quotidianamente per esempio respirando l'aria inquinata dalle emissioni di automobili e impianti industriali o quando si mettono alla guida di un'auto.
Studi relativi alla valutazione del rischio per la salute umana derivante dall'esposizione alle emissioni di inquinanti atmosferici tossici e persistenti dagli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti, dimostrano che gli impianti di ultima generazione garantiscono valori di rischio estremamente contenuti.
Un moderno impianto di termovalorizzazione, progettato e gestito correttamente, può essere una soluzione di smaltimento maggiormente economica, competitiva ed ecologicamente sostenibile rispetto ad altre soluzioni.
Per la costruzione, una parte dei costi viene coperta dai Comuni Soci, un'altra viene finanziata dalle banche.
Per la gestione, una parte dei costi verrà coperta grazie alla tariffa pagata dai cittadini, che usufruiscono del servizio pubblico offerto dall'impianto di termovalorizzazione. Parte dei costi di gestione saranno coperti attraverso la vendita del calore ad una rete di teleriscaldamento e la vendita di energia elettrica alla rete nazionale.
Il soggetto costruttore verrà determinato a seguito di una gara di appalto tuttora in corso.
L'impianto verrà gestito da TRM S.p.A.
L'avvio è previsto per il 2011. |
TRM renderà pubbliche le informazioni sul proprio sito e invierà report periodici a cittadini che ne faranno richiesta. Inoltre, sarà reso pubblico ogni anno il bilancio ambientale contenente i dati salienti (rifiuti trattati, ore di funzionamento, interruzioni non programmate, emissioni).
Oltre a quelli previsti per legge, è stato istituito un Comitato Locale di Controllo composto dai rappresentanti politici e tecnici della Provincia di Torino e dei Comuni di Beinasco, Grugliasco, Orbassano, Rivalta, Rivoli e Torino con invito permanente alle ASL 1 e 5 e all'ARPA.
Obiettivo del Comitato è quello di verificare che la progettazione e la futura gestione dell'impianto rispettino le normative vigenti, garantiscano massima tutela ambientale e salvaguardino la qualità della vita delle comunità locali.
Sì, è previsto un percorso per i visitatori interessati. Inoltre, verranno organizzati eventi quali mostre d'arte e concerti.
TRM Via Livorno 60 Torino 10144 - tel 011 2258011 fax 011 2258039 - info@trm.to.it
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